Bernardino Luini i figli e il Cinquecento Lombardo (Laurenti, Stefania)
- 7 lug 2014
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Affrontare Bernardino Luini con tutto quello che gli ruota attorno. È questa l’idea che sta alla base della mostra a Palazzo Reale di Milano (fino al 13 luglio 2014). Artista lombardo rinascimentale di prima generazione, Luini avvierà i figli sulla stessa strada portando avanti così la sua tradizione pittorica. Una grande mostra dedicata ad uno degli artisti più importanti del Cinquecento milanese, che seppe creare un’arte unica, delicata ma incisiva, fusione di tradizione lombarda e importanti novità introdotte da Leonardo da Vinci nel suo soggiorno milanese. Seppe coniugare gli aspetti artistici più diversi, fino a giungere ad un commovente classicismo in cui si fondono le suggestioni lombarde di Vincenzo Foppa e di Zenale, oltre al Leonardo già citato e alla grazia di Raffaello nelle opere più mature. Queste abilità fecero dell’artista uno più amati da Federico Borromeo, nonché uno dei maestri più meritevoli ed attivi della Milano del XVI secolo. L’esposizione illustra un Bernardino Luini in tutta la sua grandezza di pittore, ma anche nella sua sensibilità di osservatore del mondo che gli stava attorno, sempre capace in ogni committenza di trovare l’immagine più adatta ad esprimere quel nuovo sentimento religioso controriformato che a Milano più che altrove si stava diffondendo ed imponendo. Proprio per questo motivo, la mostra sull’artista non è soltanto un omaggio all’artista, ma una vera e propria celebrazione dell’intera città di Milano, di cui il Luini fu un indiscusso protagonista, lavorando ad alcune grandi opere nelle chiese cittadine accrescendo sempre più la propria fama di grande artista, fino a ricevere commissioni in tutta la Lombardia, da Pavia a Saronno fino a Lugano. Ma la mostra oltre ad essere la più grande retrospettiva mai dedicata all’artista, è anche una saga familiare, quella di Bernardino e dei suoi figli appunto, che vivono in un contesto in cui l’attività artistica è un mestiere, con regole ben precise. “La mostra intende dare atto di questa concretezza dell’agire dell’artista, dentro le pratiche di bottega: un modo di procedere ben diverso dalle mitologie romantiche” – affermano i curatori.
“I numerosi dipinti di Luini hanno rappresentato per secoli una sorta di identità figurativa della Lombardia” – affermano ancora i curatori della mostra. Nelle varie sezioni della mostra sarà possibile compiere una visita ‘virtuale’ nei luoghi che ospitano le opere inamovibili di Bernardino Luini, che fu principalmente un pittore di affreschi, allo scopo di integrare il percorso dell’esposizione e offrire un quadro il più completo possibile del suo lavoro, estendendo i confini della manifestazione ben al di là delle mura del Palazzo: lavorò non soltanto nelle chiese di Milano, ma anche in altre località lombarde come Saronno e Como, la Certosa di Pavia, e persino a Lugano.
L’esposizione è articolata in 12 sezioni:
1. Da ragazzo, a Milano: il contesto in cui Luini si è formato a contatto con la tradizione lombarda, da Foppa a Bergognone.
2. Gli anni di vagabondaggio nel Veneto: i primi lavori a confronto con l’esperienza dei pittori veneti dell’entroterra, alla ricerca di nuove esperienze figurative.
3. Ritorno a Milano: l’ex capitale del ducato, negli anni del dominio francese, caratterizzata dalle astrazioni di Bramantino e dalla sensibilità di Andrea Solario.
4. La Pelucca: la villa di Gerolamo Rabia, il prototipo di una nuova decorazione d’interni dai temi sacri e profani.
5. Le occasioni di Bernardino: relazioni personali e lavorative con un maestro della generazione precedente, Bernardo Zenale.
6. L’invenzione di una formula: la messa a punto di uno stile “definitivo”.
7. Santa Marta: Luini in rapporto con la mistica Arcangela Panigarola e il Circolo dell’Eterna Sapienza che gravita intorno alla chiesa milanese di Santa Marta, un focolaio filofrancese.
8. Volti: l’abilità di Luini ritrattista tra i suoi contemporanei.
9. Dopo Roma: andare nell’Urbe troppo tardi e scoprire che non ti cambia la vita.
10. Invecchiare con successo: le grandi commissioni pubbliche e la riproducibilità delle invenzioni leonardesche.
11. Casa degli Atellani: ricostruita in una sala di Palazzo Reale, questa sezione espone una rassegna di effigi dei duchi di Milano e delle loro consorti.
12. Una complicata eredità: nella Sala delle Cariatidi, dove la mostra trova il suo epilogo nell’ultimo scorcio del Cinquecento, va in scena la carriera di Aurelio Luini, il figlio più dotato di Bernardino, tra gli stimoli e le resistenze della Milano precocemente spagnola.
Bernardino Scapi detto Luini (Dumenza, 1481 circa-Milano, giugno 1532)
Bernardino Scacpi detto Bernardino Luini è un pittore nato intorno al 1480 da una famiglia di ortolani che venivano dalla parte alta lombarda del lago Maggiore ai confini con il Canton Ticino, da un paesino nei pressi di Luino, che si chiama Dumenza. Si trasferisce a Milano, dove la sua famiglia portava soprattutto le castagne che venivano dall’alto del lago. Ha una gioventù inquieta, sperimentale, è affascinato dalle cose strane. “Capisce che proseguire su quella strada che a Milano era portata avanti dal Bramantino era qualcosa che gli impediva un successo popolare, lui cercava un’accessibilità delle immagini diversa – racconta il professore Giovanni Agosti – successivamente mette a punto una formula estremamente suadente e felice per l’immagine sacra e in particolare per le “Madonne con il bambino” che gli garantisce un enorme successo nella sua epoca e negli anni a venire”. Luini si forma forse a Verona – come è stato dedotto dalla pala Madonna col Bambino e i santi Agostino e Margherita proveniente da quella città, firmata Bernardinus Mediolanensis, oggi al Museé Jacquemart André di Parigi – lasciando quasi subito la capitale del Ducato e i suoi linguaggi figurativi (da Bergognone a Leonardo), per recarsi verso Est, in Veneto, e verificare altre scelte d’espressione, in parallelo al crescere di Lorenzo Lotto. Il rientro a Milano avviene prima del 1512, quando – con la Madonna affrescata all’abbazia di Chiaravalle – sono poste le premesse dello stile che sarà suo per l’intera esistenza. È un artista che non si può definire leonardesco in senso stretto. Incontrerà Leonardo da adulto, durante il suo secondo soggiorno milanese, perciò il suo coinvolgimento è molto diverso da quello di altri allievi che si formano nella bottega del genio toscano. “Bernardino Luini dovrà fare i conti anche con Raffaello – sottolinea ancora Agosti – perché se il lavoro che affronta è quello dell’immagine sacra e in particolare le “Madonne col Bambino”, nessuno come Raffaello era in grado di creare delle Madonne di enorme successo ed il confronto era inevitabile”. Alcune opere dei suoi primissimi anni (1513-1515) sono visibili alla Certosa di Pavia, all’interno della chiesa cimiteriale di san Pietro a Luino, nel Duomo di Monza e nell’oratorio di San Vittore a Meda. Stabilitosi definitivamente in Lombardia, dipinge gli affreschi nell’oratorio di Santa Maria Nova detta del Pilastrello[1] a Vimodrone, nei pressi di Milano, quindi lavora a Milano in Santa Maria della Passione e all’abbazia di Chiaravalle, a due dimore della famiglia Rabia, alla cappella del Santissimo Sacramento nella chiesa milanese di San Giorgio al Palazzo – l’opera più importante di questo periodo. Altri dipinti di questi anni sono conservati nel Duomo di Como o provengono dalla chiesa francescano-amadeita di Santa Marta e Santa Maria della Pace a Milano ora conservati nella Pinacoteca di Brera. In tutte queste opere, Luini mostra già le caratteristiche del suo stile maturo, costituito da un’originale sintesi tra lo sfumato di Leonardo e il rigore metafisico-prospettico di Vincenzo Foppa, Bramantino e Zenale. Di seguito, negli anni venti del XVI secolo, la sua arte vira in direzione di un pacato, raffinatissimo classicismo, come è evidente nelle numerose sue “Madonne col Bambino” come la Madonna del roseto ora a Brera e proveniente dalla Certosa di Pavia, negli affreschi della Villa della Pelucca, eseguiti dal 1521 al 1523 (oggi a Brera), in quelli del Santuario di Saronno (1525) e nella grandiosa Passione e Crocefissione(il più famoso affresco rinascimentale della Svizzera in Santa Maria degli Angeli a Lugano del 1529). Una commissione che scandì lunghi periodi della vita dell’artista fu quella della decorazione della chiesa benedettina di San Maurizio al Monastero Maggiore, uno dei più importanti centri religiosi femminili di Milano, iniziata nei primi anni ‘20 e terminata nel 1530 con le Storie di Santa Caterina della cappella Besozzi, compiuti dai figli dopo la sua morte. Negli ultimi anni, una fonte coeva come Cesare Cesariano testimonia anche un suo viaggio di aggiornamento a Roma, evidente in alcune citazioni dall’arte di Raffaello. Nel Santuario della Beata Vergine dei Miracoli di Saronno la cappella del cenacolo ospita i suoi affreschi del 1531. Morirà nel 1532, a 50 anni circa, lasciando 4 figli di cui la mostra cerca di rintracciare la storia con tutto il peso delle seconde generazioni: i figli riproducono gli schemi del padre, il più piccolo Aurelio proverà ad avventurarsi su una strada più moderna, drammatica che non avrà però il medesimo successo che fu un importante esponente del tardo Manierismo milanese, amico di Giovan Paolo Lomazzo ed affiliato all’Accademia dei Facchini della Val di Blenio.
Dopo un momento di grande fortuna all’inizio del XVII secolo, in seguito la fama di Luini tramontò. Raggiungerà il culmine nel corso dell’Ottocento, quando incontra il gusto dell’Europa romantica: Stendhal, Balzac e Ruskin ne celebrano le qualità in termini entusiastici. Non è andata allo stesso modo nel corso del Novecento, poiché nella prima metà del secolo il ‘crollo delle azioni’ dei pittori leonardeschi trascina inesorabilmente con sé anche Bernardino Luini. Considerato fino a non molti decenni fa un artista minore o uno stanco epigono di Leonardo (Bernard Berenson lo aveva definito “il meno intellettuale dei pittori famosi”), Luini fu rivalutato solo con la revisione critica dell’arte lombarda nel secolo scorso.
L’esposizione racconta l’intero percorso dell’artista, dalle ricerche giovanili ai quadri della maturità, con un occhio costante, da un lato, al lavoro dei suoi contemporanei (Bramantino, Lorenzo Lotto, Andrea Solario, Giovanni Francesco Caroto, Cesare da Sesto e molti altri); dall’altro, alla traiettoria artistica dei figli. Attraverso quest’antologia è possibile seguire l’intero percorso dell’artista e dei suoi figli, dall’anno 1500 circa fino alla soglia del secolo successivo, dalla Francia alla Spagna: quasi 100 anni di vicende figurative attraverso il racconto di una famiglia di pittori, un secolo di arte lombarda attraverso tele, tavole, disegni, affreschi staccati, arazzi, sculture in legno e in marmo, codici miniati, volumi a stampa.
Stefania Laurenti
FOTO

Madonna del Roseto, Milano, Pinacoteca di Brera

Donne al bagno, Milano, Pinacoteca di Brera, da villa La Pelucca (nei pressi di Monza, oggi Comune di Sesto San Giovanni)

Sposalizio della Vergine, Saronno, Santuario della Beata Vergine dei Miracoli

Passione e Crocifissione, Lugano, Santa Maria degli Angeli
[1] pietra miliare sulla quale oltre a segnare le distanze indicava i luoghi di culto ed altro nelle vicinanze.
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