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Klimt: alle origini di un mito (Laurenti, Stefania)

  • 7 lug 2014
  • Tempo di lettura: 4 min

Quadri, disegni, lettere del protagonista della Secessione viennese.

Gustav Klimt nacque il 14 luglio 1862 a Baumgarten e morì il 16 febbraio 1918 a Vienna a causa di un’infezione polmonare: due anni fa i 150 anni dalla sua nascita erano stati festeggiati con mostre ed eventi. Klimt è stato una delle personalità più innovative dell’Ottocento europeo ed esponente sommo della Secessione Viennese, dalla quale si distaccherà proponendo un’arte che, con i suoi sfavillii di luce e le sue preziosità cromatiche, ha lasciato un segno indelebile nella Storia dell’Arte, andando ad inserirsi in quel periodo fecondo e malinconico che ha contraddistinto il tramonto dell’Impero Asburgico.

Interessante l’esposizione dedicata a Klimt a Palazzo Reale di Milano (fino al 13 luglio 2914) e realizzata in collaborazione con il Museo Belvedere di Vienna – che possiede il nucleo più consistente al mondo di opere dell’artista austriaco. La mostra ne ripercorre l’intera carriera artistica: dagli esordi ancora inscrivibili nella scia della tradizione aulica o dalle opere giovanili come Ritratto della sorella Klara ai dipinti simbolisti come Acqua mossa, per arrivare alla celebre Salomé (Giuditta II); dalle opere dei fratelli Ernst e Georg e di altri artisti a lui vicini fino alla scoperta della rivoluzione estetica dello Jügendstil, attraverso la nascita della Secessione Viennese, di cui Klimt fu ispiratore e primo presidente, fino a giungere ai lavori del periodo aureo e a quelli, più tardi, dove già si scorge l’influenza di Matisse e dei Fauves e del suo allievo Egon Schiele. La ricostruzione originale del Fregio di Beethoven– esposto nel 1902 al Palazzo della Secessione a Vienna occupa un’intera sala e “immergendo” il visitatore nell’opera d’arte totale, massima aspirazione degli artisti della Secessione viennese – è accompagnata dal sottofondo musicale della Nona sinfonia in Re minore (detta anche La Corale) di Ludwig van Beethoven. Klimt realizzò il fregio in occasione della XIV esposizione degli artisti aderenti alla Secessione viennese. La mostra ebbe luogo nel 1902 e l’opera centrale dell’esposizione era la statua di Max Klinger dedicata al grande compositore, il quale in quegli anni era visto come “l’incarnazione del genio” e la sua opera era considerata come “l’esaltazione dell’amore e dell’abnegazione che possono redimere l’uomo”. Tuttavia, il fregio scatenò subito una forte critica da parte del pubblico: le figure rappresentate furono considerate ripugnanti, in particolare le tre Gorgoni, mentre l’indignazione totale fu suscitata dalle allegorie di Impudicizia, Lussuria e Intemperanza per i riferimenti agli organi sessuali che Klimt inserì nell’opera. In generale l’Esposizione si rivelò un fallimento. La Nona Sinfonia è il criterio ispiratore del fregio di Klimt composto di 3 parti e le 3 pareti dipinte costituiscono una sequenza coerente:L’anelito alla felicità si scontra con le Forze ostili e trionfa con L’Inno alla gioia. Il fregio racconta il percorso che il Cavaliere (con il volto di Gustav Mahler) dovrà compiere per raggiungere la donna e congiungersi a lei. Durante questo percorso il Cavaliere dovrà sconfiggere le forze del male e resistere alle tentazioni di sirene malvagie. Egli incontrerà diverse figure femminili: incrocerà per prime le due figure propiziatrici, poi sarà la volta della corrente fluttuante di corpi da cui verrà guidato nella via pericolosa che dovrà superare, infine il Cavaliere arriverà nell’universo malefico abitato dalle Gorgoni e dalle loro compagne terrificanti. Sulle Gorgoni regna il mostro Tifeo, un’orrenda scimmia con coda di serpenti ed ali. Tifeo rappresenta l’ottusità materialista mentre il Cavaliere è la personificazione dell’Artista. Il Cavaliere, quindi, lotterà contro Tifeo per affermare il regno dell’arte. Dopo questa battaglia vedremo il Cavaliere spogliato della sua corazza, visto di spalle, immerso nell’abbraccio con la Poesia. Quest’immagine potrebbe essere interpretata come la figura dell’eroe vittorioso che celebra la liberazione e il trionfo sulle forze malvagie. In realtà il Cavaliere è un amante soggiogato, l’abbraccio appare come l’immagine della sua resa al potere dell’Eros, al potere femminile. Il fregio è dipinto con colori alla caseina su intonaco applicato a incannucciato e con inserimento di pietre dure e madreperla. Klimt ha fuso insieme diversi stili pittorici: dalla pittura vascolare greca e dalla pittura egiziana ricavò la concezione della parete come fascia dove si allineano in sequenza figure ed eventi; dalle stampe di Hokusai e Utamoro riprese il segno incisivo; la scultura africana gli suggerì le orride maschere che abitano il regno del male; micenee sono invece quelle spirali che si ripetono attorno alla figura della Poesia.

La mostra si propone anche di indagare i rapporti familiari e affettivi di Klimt, esplorando gli inizi della sua carriera alla Scuola di Arti Applicate di Vienna e la sua grande passione per il teatro e la musica attraverso l’esposizione di opere provenienti anche da altri importanti musei, tra cui diversi capolavori come Adamo ed Eva o Sonnenblume; ma si può evidenziare anche il ruolo fondamentale di Gustav Klimt nel rinnovamento dell’arte europea tra fine Ottocento e inizio Novecento, approfondire la produzione klimtiana con particolare attenzione durante la formazione al suo precoce successo con la Compagnia degli Artisti, insieme al fratello Ernst e a Franz Matsch. Ai dipinti e ai disegni si aggiunge una ricca rassegna di fotografie d’epoca e di documenti personali relativi alla vita del pittore e della sua colta famiglia. Ecco allora figure seducenti avvolte in decorazioni fittissime, luminosi e brillanti mosaici di foglie d’oro e d’argento costruiti su reminiscenze bizantine, e allegorie maestose pervase di velata inquietudine. Le linee sinuose ed eleganti dell’Art Nouveau si incontrano, nello stile di Klimt, con una ricchezza inesauribile di tematiche e di motivi decorativi, che spaziano dal paesaggio al ritratto, dall’allegoria, alla meditazione sulla vita umana, dalla gioia di vivere all’angoscia esistenziale, facendone una delle personalità più complesse, interessanti ed affascinanti della storia della pittura.

Stefania Laurenti

FOTO

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Lettera alla madre del 29 dicembre 1892

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Adamo ed Eva

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Giuditta I, 1901

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Giuditta II, 1909

 
 
 

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