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Augusto alle scuderie del Quirinale (Manetto, Paola)

  • 8 ago 2013
  • Tempo di lettura: 6 min

In occasione dell’anniversario dei 2000 anni dalla morte dell’imperatore Augusto – dal 18 ottobre 2013 al 9 febbraio 2014 – sarà possibile visitare nelle sale delle Scuderie del Quirinale, un’importante mostra con reperti provenienti dai maggiori Musei d’Italia e d’Europa, riguardante la vita e le tappe storiche di questo straordinario personaggio che cambiò il corso della storia di Roma.

Augusto nacque sotto il consolato di M.Tullio Cicerone, nove giorni avanti le calende di ottobre, poco prima dello spuntare del sole, in quella parte del Palatino, chiamata testa di bue, dove adesso si trova un santuario eretto molto tempo dopo la sua morte[1].

Così Svetonio, storico di età traianea, ci racconta la nascita del futuro imperatore. Sappiamo grazie all’autore e ad altri storici che Ottaviano nacque a Roma sul colle Palatino il 23 settembre del 63 a.C., figlio di Gaio Ottavio – ricco uomo di affari e politico della nuova generazione di arricchiti di fine età repubblicana – e di Azia – imparentata sia con Giulio Cesare che con Pompeo. Gaio Giulio Cesare Ottaviano – questo il suo nome completo – ebbe un’istruzione raffinata ed eclettica, all’interno di un periodo storico complesso e difficile per Roma, vessata da lotte di potere e sanguinose guerre civili. Il prozio Giulio Cesare lo istruì nell’arte militare e proprio con lui iniziò la sua ascesa nel complesso ginepraio politico di quel momento. Le idi di Marzo del 44 a.C., che videro la drammatica morte di Cesare, segnarono anche l’inizio dei primi successi politici del giovane Ottaviano, tra l’altro adottato dallo zio qualche anno prima.

Da questo momento Ottaviano si procurò un esercito e governò la Res Publica prima con Marco Antonio e Marco Lepido poi per circa 12 anni con il solo Antonio e infine per 44 anni da solo[2].

I rapporti con Marco Antonio furono sempre complessi e ambigui: lo costrinse persino a sposare la sua dolcissima sorella Ottavia minore, per farlo suo alleato. Ottaviano vuole il potere assoluto, la repubblica sta crollando, la sua abilità politica e le sue alleanze lo porteranno gradualmente ad eliminare tutti i contendenti nell’arco di sei anni, da Bruto a Cassio, da Sesto Pompeo a Lepido. Intanto i successi militari in oriente di Antonio, nel contempo sposato a Cleopatra regina d’Egitto dopo il drammatico divorzio da Ottavia, porteranno ad un ulteriore ed inevitabile contrasto tra i due triumviri. Nel 33 a.C. il triumvirato non viene rinnovato, Antonio dona l’Armenia appena conquistata a Cleopatra e viene dichiarato dal Senato nemico pubblico. L’ultimo scontro tra Antonio ed Ottaviano, come è noto, avvenne nelle acque di Azio nel 31 a.C., con il suicidio di Cleopatra e la vittoria di Roma. Da quel momento l’Egitto diventerà provincia romana.

Tutti questi avvenimenti furono per Ottaviano il trampolino di lancio per la sua elezione ad Imperatore nel 27 a.C. “con consenso generale”. Nei lunghi anni di potere, Ottaviano Augusto (attributo conferitogli dal Senato), ebbe importanti alleati politici e consiglieri come Mecenate e Agrippa.

Dopo l’elezione a imperatore nel 23 a.C. ottenne a vita la Tribunicia Potestas, carica che gli conferiva la possibilità di legiferare liberamente, e nel 12 a.C. l’elezione a Pontifex Maximus. Con tutte queste cariche riuscì ad ottenere il potere assoluto dal punto di vista politico, militare e religioso. Fu anche il fondatore della prima dinastia imperiale – la giulio-claudia[3]. Riformò poi il cursus honorum ricostruendo la nuova classe politica e aristocratica, ridurrà il numero dei senatori da 1000 a 600, riorganizzò il sistema amministrativo provinciale dividendo in 11 regioni l’Italia. Durante la sua epoca, dai censimenti di quel periodo, sappiamo che Roma doveva contare circa 1.000.000 di abitanti. Il centro del potere dell’impero fu da lui diviso in 14 regiones – antenate delle moderne circoscrizioni comunali. Fu l’inventore del corpo dei vigiles per la tutela interna delle città.

La sua accorta politica amministrativa nelle colonie e nelle province facilitò la romanizzazione in tutto il bacino del Mediterraneo. A completamento fece erigere, nelle più importanti città dell’impero, centri culturali e grandi Biblioteche.

Numerose furono le opere pubbliche in tutto l’impero: strade, acquedotti, ponti, terme, teatri, fori. Roma fu abbellita da innumerevoli monumenti marmorei per le cui costruzioni furono coinvolti amici e parenti come “sponsor”. Ricordiamo tra i monumenti augustei: la ricostruzione della Curia e del Tempio della Triade Capitolina, il foro con il tempio di Marte Ultore, il Pantheon, l’Ara Pacis, vari archi di trionfo, un grande Mausoleo per sé e per la propria famiglia. Furono inaugurate biblioteche pubbliche. L’arte del giardinaggio portò a far nascere nell’Urbe parchi pubblici e privati.

Nel 9 a.C. dopo aver perduto in Germania, nella battaglia avvenuta nella foresta di Teutoburgo, tre legioni (20.000 uomini) dichiarò un lungo periodo di pace (Pax Augustea). E ancora una volta Svetonio ricorda infatti che non subì che due gravi ed ignominiose sconfitte, entrambe in Germania

[...] quella di Marco Lollio e quella di Varo. La prima generò più che altro vergogna che perdite, la seconda fu quasi fatale, poiché furono massacrate tre legioni con i loro generali, i loro subalterni e tutte le truppe ausiliarie. Quando giunse la notizia, Augusto fece mettere sentinelle in tutta la città per evitare disordini e prolungò il comando ai governatori delle province, in modo che eventuali rivolte degli alleati fossero controllati da comandanti esperti. Promise a Giove Ottimo Massimo giochi solenni, nel caso le cose della Res publica fossero migliorate: ciò avvenne durante la guerra contro Cimbri e Marsi. Raccontano, infine, che si mostrasse così abbattuto da lasciarsi crescere per mesi la barba e i capelli, da sbattere ogni tanto la testa contro le porte gridando: «Quintilio Varo, restituiscimi le mie legioni!» Dicono anche che considerò l’anniversario di quella disfatta come un giorno nefasto, di lutto e di tristezza[4].

Augusto con la collaborazione del suo ministro alla cultura Mecenate portò la cultura latina ai massimi livelli al punto di superare quella greca. Il club culturale creato da Mecenate si avvalse della presenza di uomini di varia cultura come Virgilio, Properzio, Orazio, Tito Livio, Ovidio. Ognuno di loro difese, tra l’altro, la propria autonomia intellettuale. Marco Valerio Messalla Corvino creò un secondo circolo letterario con poeti di ispirazione elegiaca e bucolica (Tibullo e la poetessa Sulpicia) in antitesi con il circolo di Mecenate occupato ad esaltare l’età d’oro augustea. Lo stesso Augusto scrisse poesie ed opere storiche tutte perdute tranne il resoconto del suo mandato politico e sociale: Res Gestae Augusti. L’imperatore ci viene descritto di bella presenza, non alto, misurato nel parlare, elegante e raffinato.

La sua vita privata fu turbolenta: ebbe tre mogli – Clodia Pulcra, Scribonia e Livia Drusilla – nessuna delle quali le diede un figlio maschio, ebbe solo una femmina da Scribonia, l’adorata Giulia. Non avendo avuto figli maschi fu costretto ad adottare come suo erede Tiberio figlio di primo letto di Livia Drusilla.

Ottaviano morì a Nola nel 14 d.C.

L’ultimo giorno della sua vita, informandosi a più riprese se il suo stato provocava già animazione nella città, chiese uno specchio, si fece accomodare i capelli, rassodare le gote cascanti e, chiamati i suoi amici, domandò se sembrava loro che avesse ben recitato fino in fondo la farsa della vita, poi aggiunse anche la conclusione tradizionale: se il divertimento vi è piaciuto, offritegli il vostro applauso e tutti insieme manifestate la vostra gioia[5].

Personalità eclettica, abile politico, scelse come dio protettore Apollo il dio delle arti, affascinante affabulatore, intrigante amministratore, si imparentò con le maggiori famiglie aristocratiche dei vari ranghi per farle sue alleate. Lasciò come testamento per i suoi successori questi principi: clemenza, onore, concordia familiare, virtus militare e pietas religiosa.

Paola Manetto

BIBLIOGRAFIA

Paul Zanker, Augusto e il potere delle immagini, Einaudi, Torino 2006

Gaio Svetonio Tranquillo, De vita Caesarum, Garzanti, Milano 2007

Augusto, Res Gestae Divi Augusti, Gangemi, Roma 2009

FOTO

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Busto di Augusto – del tipo cosiddetto di Prima Porta, I secolo a.C., Parigi, Louvre

modelloaugusto.jpg

Modello ricostruttivo del Foro di Augusto, Roma, Mercati di Traiano

mappaaugusto.jpg

Augusto 30 a.C.-6 d.C. Conquiste di Augusto (in verde), prima della disfatta di Varo nella selva di Teutoburgo

[1] Svetonio, Augustus, 5.

[2] Svetonio, Augustus, 8.

[3] La dinastia viene così chiamata dal nomen (nome di famiglia) dei primi due imperatori: Caio Giulio Cesare Ottaviano (l’imperatore Augusto), adottato da Cesare e dunque membro della famiglia Giulia (gens Iulia) e Tiberio Claudio Nerone (l’imperatore Tiberio figlio di primo letto di Livia, terza moglie di Augusto), appartenente per nascita alla famiglia Claudia (gens Claudia).

[4] Svetonio, Augustus, 23.

[5] Svetonio, Augustus, 99.

 
 
 

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